DIVIETO DI SEMINA DELLA FARIO. L’Autonomia tra specie alloctone, biodiversità, equilibrio degli ecosistemi acquatici e comparto economico della pesca.

Da Michele Dallapiccola

Da tempo a livello nazionale divampa la polemica relativa alle specie alloctone, aliene o invasive. Pare sia giunto il momento per una sua applicazione su una stretta particolare.

Si inciderebbe anche sul rilascio nei corsi d’acqua, attraverso semina, di specie considerate non locali. Ci ha pensato l’attuazione di una norma, portata avanti da sensibilità politiche ambientaliste. Le relative associazioni si sono mosse in parallelo e con forza, contro questo tipo di gestione delle acque.

La questione, sta assumendo connotati preoccupanti. Dalle notizie emerse negli ultimi giorni, sembra che il divieto in fieri potrà impedire la semina di queste specie e dunque anche della Trota Fario.
 

Da un punto di vista scientifico astratto, l’equilibrio degli ecosistemi acquatici e della biodiversità potrebbe davvero manifestare criticità legate alla presenza di specie alloctone.


Nel caso della trota fario, parliamo di animali presenti in traccia documentale a partire dal 1504. Senza contare la pervasiva attività di semina che nei secoli scorsi su intervento imperiale asburgico, diede da sfamare alle genti di montagna. Anzi, spesso per loro fu rara fonte proteica nella dieta.


La vittima più illustre: la trota fario

Oggi, un provvedimento che di fatto finirebbe per vietare la semina della Trota Fario lederebbe gravemente l’attività delle Associazioni Pescatori e delle realtà trentine consorziate. Da moltissimi anni la loro attività economica si basa anche sulla valorizzazione questa specie. E’ un’attività portata avanti da decenni in Trentino con ottimi risultati. Grazie al mix di iniziative intraprese il comparto pesca Trentino si colloca tra le eccellenze nazionali.

La problematica è estremamente delicata. Mette in discussione l’attuale attenta gestione delle acque da parte delle associazioni pescatori trentine e della aziende che operano nel settore. Inoltre, evidenzia le problematiche relative alla biodiversità e all’equilibrio dell’ecosistema acquatico.


Questa maggioranza Provinciale di certo al corrente della situazione, non dà cenno di sorta riguardo a quali possano essere le opzioni sui tavoli delle istituzioni. Pare che la soluzione possa trovare luogo soltanto a livello nazionale. Per questo si sta formando una rete nazionale tra le associazioni di pesca. L’intento è quello di formare una lobby che faccia sentire la propria voce.


Si dovrà vicariare la politica anche locale perchè in questo momento, è proprio il caso di dirlo, è muta come… una trota fario.

Nella foto di copertina: alcuni esemplari di persico sole fotografati nel lago di Lagolo. Importato alla fine del 1800, è il tipico pesce che pur conosciuto da tutti, è considerato invasivo